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Il 22 settembre 1624, i Padri
Carmelitani, originari della Spagna, avevano fatto il loro ingresso
nel convento fondato da Ferdinando II° a Praga. L'Imperatore
e il consiglio municipale della città consegnarono loro la chiesa
della SS. Trinità (un tempio ex protestante) con gli edifici
annessi, di cui i Carmelitani cambiarono il titolo in quello
di Nostra Signora della Vittoria.
Al nuovi arrivati la situazione si presentava oltremodo difficile.
In quell'epoca, infatti, Praga era ancora in gran parte luterana,
e gli eterodossi - che sotto Federico del Palatinato detto "
lo Scricciolo " si erano ribellati contro il loro legittimo
sovrano, l'imperatore Ferdinando II°, e in seguito alla sconfitta
del Weisson Berg erano stati costretti a sottomettersi - guardavano
astiosamente il nuovo convento, il cui nome " S. Maria della
Vittoria " ricordava sin troppo palesemente il loro smacco.
Quasi non bastasse, vi si aggiungeva anche il fatto che i Padri,
ignari delle condizioni locali, si erano ostinati a far rimanere
il convento privo di qualsiasi rendita fissa, affidato unicamente
alle elemosine di generosi benefattori.
Fintanto che l'imperatore soggiornò a Praga, alla nuova fondazione
non mancò mai il necessario sostentamento. Ma non appena egli
ebbe trasferito la sua sede a Vienna, cominciò un amaro periodo
di duri stenti per il convento. Le scarse elemosine che giungevano
or da una parte or dall'altra non erano mai sufficienti nemmeno
per ovviare ai più elementari bisogni. " Molti giorni, i Padri
si dovevano contentare solo di pane e frutta ", si legge nella
"Cronaca" della provincia Carmelitana austriaca, scritta dal
ven. P. Cirillo della Madre di Dio. E la situazione non migliorò
affatto dal 1624 in poi, allorché si affiancarono a loro altri
Padri.
Il Priore, P. Gianluigi dell'Assunta, si rifugiò nella preghiera.
Educato a Roma alla scuola del ven. P. Giovanni di Gesù Maria,
aveva portato con sé l'eredità più preziosa del Carmelo: la
devozione all'infanzia di Gesù, sorgente inesauribile di forze
spirituali e di abbandono illimitato al Padre nei cieli. La
"Cronaca" racconta che in quel momento di "estrema penuria e
indigenza, della quale era afflitta la sua religiosa famiglia,
il Signore gli fece intendere quanto fosse utile, per superare
quel periodo di difficoltà economica, invitare i religiosi all'imitazione
e al culto di Gesù Bambino. Ordinò quindi al Sottopriore e Maestro
dei Novizi, il P. Cipriano di S. Maria, di procurare una statua
o immagine che rappresentasse le sembianze di Gesù Bambino,
ciò sarebbe anche servito grandemente per l'educazione e per
la formazione dei nuovi religiosi. Volle che tale statua fosse
collocate nell'oratorio comune, luogo dell'orazione mentale,
perché nel vederla tutti si sentissero più portati a comprendere
l'umiltà del nostro Salvatore Gesù, fondamento di tutte le altre
virtù. Gesù infatti aveva detto: "imparate da me, perché sono
mite ed umile di cuore" e ancora: " se non diventerete come
i bambini, non entrerete nel regno dei cieli ".
La provvidenza venne incontro.
Un giorno la principessa Polissena di Lobkowitz, una grande
benefattrice dei frati, regalò loro una statuetta di Gesù Bambino.
Nel consegnarla al P. Priore gli disse: "Padre mio, vi consegno
ciò che ho di più caro. Onorate questo simulacro, e non mancherete
mai di nulla". Era l'anno 1628….
P. Gianluigi preparò a Gesù Bambino una solenne accoglienza…
e lo sistemarono nell'oratorio, facendogli presenti con filiale
fiducia le grandi strettezze della casa e supplicandolo di aiutarli.
E l'aiuto sarebbe loro ben presto venuto.
L'Imperatore Ferdinando…nel 1628 dispose che ai Padri venisse
trasmessa una quota mensile per i restauri del convento nonché
una abbondante provvigione di viveri….
Purtroppo la venerazione del prodigioso Bimbo non doveva durare
a lungo. A seguito dei continui torbidi militari, i Superiori
si videro costretti a sfollare a Monaco di Baviera i Novizi,
che erano i più fedeli devoti di Gesù Bambino.
Il 15 novembre 1631 piombò in Boemia il principe elettore di
Sassonia con la sua armata, e pose l'assedio a Praga. Il 1°
gennaio 1632 calarono dalla Sassonia i propagandisti protestanti,
i cosiddetti predicanti, entrarono di prepotenza nella chiesa
di S. Maria della Vittoria e incominciarono a tenervi le loro
funzioni. Tutti i Carmelitani erano fuggiti, tranne il Sottopriore
e un fratello laico. Ma era impossibile che essi potessero opporsi
alla violenza scatenata. Gli eretici saccheggiarono chiesa e
convento, incarcerando anche i due coraggiosi Carmelitani.
Passata la buriana, la statua di Gesù Bambino venne trovata
in un ripostiglio, con le manine mozze, ricoperta di ogni sorta
di immondizia e di ciarpame.
Dal momento in cui la devozione al munifico Gesù Bambino era
quasi del tutto scomparsa dal convento, anche ogni benedizione
di Dio sembrava sparita da quella fondazione. La sovvenzione
annuale decretata da Ferdinando Il per terminare il convento
venne abolita. Una spaventosa miseria s'era abbattuta sul convento
e avversità d'ogni genere ne colpivano gli abitanti. 1 Padri
chiedevano continuamente di essere mandati in altri conventi.
Nessuno però sospettava perché mai il favore di Dio si fosse
così visibilmente ritirato da loro.
Nell'anno 1637 - dopo sette anni d'assenza - per ordine dei
Superiori tornò a Praga il P. Cirillo della Madre di Dio, che
da novizio era stato tanto devoto di Gesù Bambino ed aveva avuto
modo di sperimentare spesso il suo benefico aiuto. Ma era appena
entrato nella capitale boema, quando irruppero nuovamente gli
Svedesi e assediarono le mura della città. Villaggi e castelli
in fiamme, che segnavano la via da essi battuta, non lasciavano
dubbi sulla sorte che attendeva la popolazione. In questo frangente
così pericoloso per tutti, il Priore del convento esortò i suoi
sottoposti a placare con la preghiera e la penitenza l'ira di
Dio, supplicandolo a stornare l'incombente sciagura.
Questa rappresentò per il P. Cirillo anche la migliore occasione
per riportare in onore il suo prediletto Gesù Bambino che, dopo
lunghe ricerche, era stato finalmente ritrovato dietro un altare,
carico di polvere e di sudiciume. Chiese al P. Priore di poter
ricollocare il Piccolo Gesù al suo posto precedente nell'oratorio:
il che gli venne subito concesso volentieri. Pieno di santa
fiducia, egli raccomandò a Gesù i confratelli, il bene del convento,
della città, e dell'intero paese. Ed ecco che il Santo Bambino
esaudì la sua preghiera. Praga rimase immune dall'invasione
nemica, in convento tornò la benedizione di Dio, e con essa
la tranquillità e la pace.P. Cirillo sentiva in cuore una profonda
gratitudine. ->
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Si proponeva di onorare sempre più il suo caro Gesù Bambino
e di farsi suo apostolo.
Un giorno, mentre se ne stava inginocchiato davanti a lui in
confidente colloquio, gli sembrò di udire dalle sue labbra le
seguenti parole cariche di rimprovero "Abbiate pietà di me,
ed io avrò pietà di voi! Ridatemi le manine mozzate dagli eretici.
Quanto più voi mi onorerete, tanto più io vi favorirò! "
Solo ora il buon Padre notò che al Santo Bambino erano state
effettivamente amputate le mani. Nella immensa gioia provata
per il suo rinvenimento, egli non aveva avvertito di aver ricollocato
sull'altare il suo Piccolo Gesù senza manine.
Si recò immediatamente dal suo Priore e gli mostrò il Bambino
mutilato. Eppure, dopo avergli chiesto il permesso di far ricostruire
le manine al Bambino Gesù, ne ricevette una risposta seccamente
negativa. Le casse del convento erano vuote, e si doveva pensare
a faccende assai più urgenti.
Profondamente afflitto, il P. Cirillo si volse a chiedere aiuto
a Dio, e questo non si fece attendere a lungo. Un pio iscritto
alla Confraternita dello Scapolare, un certo Signor Mauskónig
di Aussig, consegnò al P. Cirillo cento fiorini, un regalo considerevole
per quei tempi.
Raggiante di gioia, il P. Cirillo portò l'elemosina ricevuta
al suo Superiore. Certo, almeno ora egli non avrebbe respinto
la sua richiesta di far restaurare il Bambino Gesù, perché sarebbe
bastato appena un fiorino o poco di più per saldare le spese
di riparazione.
Ma contro ogni sua attesa, il buon Padre ricevette nuovamente
una risposta negativa. Desolato e senza aver nulla ottenuto,
tornò dal suo piccolo Beniamino…e se lo portò in cella, dove
passava lunghe ore prostrato ai suoi piedi chiedendo perdono….
Ora un giorno, poco prima del mattutino di mezzanotte della
festa dedicata all'Immacolata Concezione, mentre pregava insistentemente
la Madonna che si prendesse a cuore una degna sistemazione della
statua del suo santissimo Figlio, vide nel tenue chiarore lunare
come una nuvoletta che scendeva lentamente sopra il coro. Questa
andò man mano assumendo sempre più chiaramente la figura di
una Madonna, circondata da una ghirlanda di stelle. La Vergine
allargò le braccia sul coro quasi ad indicare il luogo in cui
la statua del suo divin Figliuolo avrebbe dovuto da allora in
poi essere venerata. …
Sotto il governo del nuovo Priore della casa, il P. Cirillo
ripeté il tentativo, chiedendogli il permesso di far restaurare
il simulacro mutilato di Gesù Bambino.
Il P. Domenico non si dimostrò del tutto contrario, ma accennò
pure lui alle casse del convento completamente vuote. Alla fine
nondimeno gli disse, per consolarlo: "Se il Bambino Gesù ci
darà per primo la sua benedizione, io farò riparare la sua statua".
Il P. Cirillo si recò fiduciosamente a supplicare il suo Piccolo
Gesù di far qualcosa. Qualche istante dopo fu improvvisamente
chiamato in chiesa: all'altare della Madonna lo attendeva una
Dama, la quale gli consegnò una offerta e sparì senza pronunciare
parola. Chi era quella sconosciuta? Tutti i tentativi per saperne
qualcosa si dimostrarono infruttuosi, talché il buon Padre si
convinse fermamente che la sua generosa benefattrice fosse stata
la Madonna in persona.
Raggiante di contentezza, egli portò l'elemosina avuta al suo
Priore, ricordandogli la sua promessa. Stavolta ricevette finalmente
il sospirato permesso di far restaurare la statua, a patto però
che le spese non superassero il mezzo fiorino. Un fratello laico
venne incaricato di portare il simulacro da un esperto maestro
artigiano. Ma tornò indietro senza aver combinato nulla: mezzo
fiorino era troppo poco; il maestro, per il lavoro da farsi,
voleva un fiorino intero.
Ancora una volta il P. Cirillo si rifugiò nella preghiera.
Mentre era immerso in orazione, udì una voce sommessa che pareva
sussurrargli: "Mettimi all'entrata della sacristia; verrà ben
qualcuno che s'impietosirà di me" .. Non se lo fece ripetere
due volte. Era trascorsa sì e no un'oretta, allorché venne davvero
un signore che vide la statua mutilata e s'offrì di far riparare
a sue spese il Santo Bambino.
Lo sconosciuto signore si chiamava Daniel Wolf. Era stato tempi
addietro commissario generale dell'amministrazione imperiale,
ed era vissuto in buone condizioni. Ma ora si trovava in cattive
acque, tanto che i suoi creditori non si contavano più. Quasi
non bastasse, da un po' di tempo a quella parte era in perpetua
lite con la moglie, al punto di pensare già ad una separazione.
Ora, proprio quando si portò a casa la statua di Gesù Bambino,
trovò un rescritto della Camera Imperiale che gli assegnava
ben 3.000 fiorini per i buoni servizi prestati in precedenza.
Più d'una volta aveva sollecitato questa liquidazione, senza
mai ricevere nemmeno un cenno di risposta. Al contempo finirono
anche i suoi dissapori con la moglie, sicché da allora in poi
i due coniugi vissero sempre in ottima armonia.
Allorché i restauri al piccolo Gesù furono terminati, egli pieno
di gratitudine lo riportò al convento. Lo consegnò al sacrestano,
perché lo sistemasse in un posto onorifico. Ma poco dopo, per
disattenzione, il buon fratello lo lasciò cadere.
Il P. Cirillo guardò, profondamente abbattuto, il suo Piccolo
Gesù che giaceva ai suoi piedi nuovamente mutilato… Fortuna
volle che alla stessa ora giungesse in sacrestia Daniel Wolf,
il quale, non appena vide l'accaduto, si offerse generosamente
a far riparare la statua un'altra volta.
Se la riportò quindi a casa. Appena giunto nella abitazione,
trovò ad aspettarlo un funzionario che a tutti i costi volle
pagargli i 3.000 fiorini promessigli. Il mattino seguente, Daniel
Wolf portò il simulacro di Gesù Bambino da un esperto falegname,
intenditore e artista, che abitava nelle vicinanze. Ordinò al
contempo una preziosa vetrinetta dalle pareti in cristallo,
affinché la statua fosse meglio protetta per il futuro….
Nel frattempo, la fama del taumaturgo Bambino si era diffusa
in città e nei dintorni. La baronessa Kolowrat, malata sul punto
di morire, era tornata in vita quando le avevano portato e fatto
baciare Gesù Bambino. Il P. Cirillo propose pertanto alla comunità
di render accessibile al grande pubblico la statua, esponendola
in chiesa alla venerazione di tutti. La sua proposta incontrò
l'approvazione dei Padri, sicché durante l'Avvento del 1639
si poté vedere per la prima volta il Piccolo Re esposto sull'altare
della B. Vergine….
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