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Ogni
Ordine religioso prende il suo nome o da un luogo o da un santo. L'Ordine
Carmelitano lo prende dal Carmelo, montagna della Palestina, che si incunea
nel mare Mediterraneo. Nell'XI° secolo rinasce in tutto il mondo la vita
eremitica.
Luoghi privilegiati sono soprattutto quelli della Terra Santa. L'eremita
segue Cristo nel deserto e qui, nella solitudine dei luoghi, nella preghiera
e nel digiuno, cerca di vincere la quotidiana lotta con satana. Connessa
intimamente con l'esperienza eremitica era l'idea del pellegrinaggio.
Il Pellegrinaggio, come la crociata, aveva spesso un carattere penitenziale
ed era suggellato da un voto di restare per tutta la vita in Terra Santa.
Così il monte Carmelo, con la grotta e la fonte di Elia alla sua base,
nel XII° secolo si riempirono di eremiti che nella quiete di questa vallata,
come "api del Signore", negli alveari delle loro celle "deponevano il
miele spirituale" (Smet O.Carm.).
Verso il 1214 S. Alberto Patriarca di Gerusalemme scrisse una regola per
gli eremiti, nascosti nella montagna che poteva vedere. Dal racconto di
un pellegrino francese sappiamo che in mezzo alle celle "sorgeva una piccola
chiesa della Madonna" e che gli eremiti erano conosciuti come "i fratelli
della Madonna del Monte Carmelo".Un documento del Papa Innocenzo IV° dice
che "le incursioni dei pagani hanno spinto i nostri diletti figli, gli
eremiti del Monte Carmelo, a portarsi nelle parti al di qua del mare".
Con loro portano lo spirito di Elia e la devozione alla Vergine Santa.
Fu in questo periodo la storia del S. Abitino che ci fa vedere "Fra Simone
Priore dell'Ordine, pregare incessantemente la Madonna affinché desse
al suo Ordine un privilegio particolare e alla fine la sua apparizione
tenendo in mano lo scapolare e dicendo: 'Questo è il privilegio per te
e per i tuoi: chiunque muore con questo sarà salvo.
"Una delle prime fondazioni avviene in Sicilia a Messina. Per Brindisi
dobbiamo attingere allo storico Della Monaca (1674) che ne fa la seguente
descrizione: "Sotto la riva istessa accanto al mare fu fondato in questi
tempi il Monastero dei Padri Carmelitani sotto il titolo della loro Santissima
Madre di Santa Maria del Carmine, condotti da quei pietosi guerrieri nell'Italia,
che militavano in Terra Santa, spinti dalla devozione dell'abito (il
Santo Scapolare, detto anche Abitino della Madonna del Carmine),
e dalla riverenza che portavano alla loro vita esemplare, essendo tutta
la Palestina ripiena dell'odore della loro santità".
Di questo primo Convento Carmelitano a Brindisi sappiamo poco, sembra
sia stato costruito o per lo meno ultimato da Sant'Angelo Martire Carmelitano,
citato dal Della Monaca nella descrizione del giardino in cui c'è "un
fonte di acque dolcissime, cavato con le proprie mani dal Santo per comodità
dei religiosi, che fino ad oggi la fontana di Sant'Angelo Martire si domanda,
le cui acque sono per intercessione del Santo salutifere a chi devotamente
ne beve" e di Sant'Angelo dice "che calcò quella terra e respirò quell'aria".
Angelo fu ucciso a Licata il 5 maggio del 1220, per mano di Berengario,
che volle vendicarsi per la conversione della donna, con la quale conviveva,
operata dal santo frate.
Sempre dal Della Monaca attingiamo altre notizie sulla permanenza dei
carmelitani a Brindisi, dei quali parla, poco dopo il 1500, a proposito
della distruzione della città, avvenuta in seguito all'invasione della
lega composta da Francesi, Veneziani e Romani. "La chiesa e Monastero
dei Padri Carmelitani, che era accanto al mare, nella riva interna del
destro corno, appunto sotto il fianco della trincera nemica in Sant'Eligio,
dalla quale fu battuta la Rocca, poiché non vi restò pietra sopra pietra,
affinché il nemico non se ne potesse servire per fortificarvisi, piantandovi
nuova batteria". Raggiunta la pace "la prima cosa che fece la città,
cominciando a respirare, fu il provvedere quei Padri d'altra abitazione
e d'altra chiesa" ed essendo stata costruita da poco la chiesa di
San Rocco "per voto della liberazione dalla peste" (del 1526),
i Padri Carmelitani stabilirono in quella costruzione il loro monastero
che prese il nome, nel 1529, di Santa Maria del Carmine.
E' interessante una strana coincidenza con l'attuale presenza dei Carmelitani
a Brindisi. Il Della Monaca dice che, quando i Carmelitani si ristabilirono
nel nuovo Convento, "riportarono la sacra e miracolosa Immagine della
Vergine del Carmine alla nuova Chiesa, con tutto che fosse effigiata nel
muro, la quale restò illesa senza pur essere colpita da tanti tiri d'artiglieria,
che diroccorno la chiesa e il Monastero, riserbandosi miracolosamente
intatta tra tante rovine, vedendosi perder la forza e cadere a piè dell'Altare
della Vergine le palle de' cannoni e colubrine che erano dalla Rocca tirate".
Anche oggi i Carmelitani custodiscono una immagine di Maria affrescata
su un muro diroccato di una vecchia chiesa ! Nel 1562, in seguito alla
riforma dell'Ordine voluta da Santa Teresa d'Avila, i Carmelitani si divisero
in due rami, i Calzati o della Vecchia Osservanza e gli Scalzi o Teresiani.
Riportiamo
l'articolo del Prof. Del Sordo con le citazioni storiche da lui accuratamente
ricercate:
" I Padri Carmelitani Scalzi o Teresiani (cosiddetti dal nome della
grande Riformatrice dell'Ordine, S.Teresa d'Avila) vennero a Brindisi
il 25 aprile 1672, in seguito all'invito del Sacerdote, Don Francesco
Monetta, discendente di nobile e ricco casato, che mise a loro disposizione
una ricchissima dote per la costruzione della Chiesa e Convento di Santa
Teresa (1). La loro dimora provvisoria fu nel Convento di San Gioacchino
e Anna, nei locali appartenuti ai Padri Minimi, che li avevano abbandonati,
sin dal 1669, per trasferirsi presso la chiesa e il convento di San Giacomo,
nelle vicinanze di Porta Reale (demolita tra il 1864 e il 1866 per la
costruzione della principale arteria cittadina che collega il porto con
la stazione ferroviaria) (2). Il convento intitolato a San Gioacchino
ed Anna s'identifica con alcuni locali dell'attuale convento della Pietà,
in corso Roma. Dimorando perciò a Brindisi i Padri Teresiani potettero,
senza venir meno ai doveri del loro apostolato, vigilare e in un certo
senso dirigere i lavori della chiesa e dell'annesso convento di Santa
Teresa, informandone l'architettura al modulo che caratterizza le chiese
teresiane.
Ecco ciò che descrive il Della Monaca a proposito della loro venuta a
Brindisi e della loro attività apostolica: "Nell'anno seguente (1672)
vennero a Brindisi i Carmelitani Scalzi di Santa Teresa per fondarvi il
Monasterio, che furono dalla città accolti con estrema allegrezza, non
solo per la devotione della serafica lor Madre, ma anco per la esemplarissima
Religiosità che menano, riempiendo d'odore di santità la Città, e i Luoghi
dove vivono, per il che si è resa questa Religione Illustre nel mondo,
stimata e riverita da Principi e Signori; Non vi è mancato chi spinto
da particolare devotione l'abbia fatto liberal dono di molte facoltà,
non solo sufficienti per il sostentamento naturale, ma anco per poter
fabricare Chiesa e Monasterio, come se n'è dato principio, nel più commodo
sito, e nell'aria più salubre della Città, crescendo alla giornata la
devotione, e la frequenza del popolo nel picciolo Oratorio da quei Padri
eretto fin tanto che si darà qualche forma commoda alla Chiesa di capacità
maggiore".
Da quanto asserisce il Della Monaca (che visse nei tempi in cui si verificarono
i fatti descritti ed è perciò la fonte più antica e più autentica), sembrerebbe
che qualche vano del convento in costruzione, ultimato entro breve tempo,
sia stato adottato a picciolo oratorio, tanto più che adiacente ad esso
sorgeva una torre romana adibita fino al 1670 ad uso di Quartiero (sic),
ceduto poscia col consenso del viceré ai Padri Teresiani coll'obbligo
d'impartire gratuita istruzione al popolo (4). Non v'è dubbio che il 1672
sia stato l'anno in cui giunsero a Brindisi i Carmelitani Scalzi, per
dare inizio al loro apostolato e nel contempo attendere alla costruzione
della Chiesa e del Convento di Santa Teresa, e in ciò gli storici locali
sono tutti concordi.
La chiesa nella sua mole attuale e l'annesso convento furono però ultimati
il 1697, tant'è che il 6 maggio (di quello stesso anno) il Priore del
provvisorio Convento di San Gioacchino, assume ed impegna in Napoli i
maestri stuccatori Maurizio D'Alessio di Calvanico e Pietro Sernicola
di Pollena per opere del valore di quattrocentocinquanta ducati da eseguire
nella chiesa del suo Ordine in Brindisi (5). I predetti Padri trasferitisi,
dunque, nel Convento e nella Chiesa di Santa Teresa vi rimasero fino al
1808, allorché per effetto della soppressione degli Ordini religiosi,
taluni conventi furono destinati ad altro uso. E infatti con il successivo
decreto del 21 aprile 1813 venne stabilito (per Brindisi) che i Conventi
degli Agostiniani, Conventuali, Teresiani e dei Paolotti passassero al
Comune, il quale doveva usare il primo per Ospedale, il secondo per alloggio
della gendarmeria e per le carceri, il terzo per l Sottintendenza (oggi
si direbbe Sottoprefettura) e il quarto per caserma delle Compagnie scelte
e provinciali (6).
Ritornarono poi a Santa Teresa, intorno al 1820, grazie alla Restaurazione
borbonica, ma ne furono definitivamente estromessi per effetto del D.L.
7.7.1866, n.3036 concernente la soppressione delle Corporazioni religiose
e l'incremento dei loro beni. Dopo un'assenza di 120 anni i Padri Carmelitani
Scalzi sono tornati Brindisi (27 novembre 1986) non più nell'antica Chiesa
e Convento di Santa Teresa, ma nel centro di spiritualità mariana, costituito
dal Santuario di Santa Maria Madre della Chiesa e dalle opere annesse,
in contrada Jaddico".
(Note)
(1) V.Guerrieri, Articolo storico su Vescovi della
Chiesa metropolitana di Brindisi, Napoli 1846, p.122
(2) N. Vacca, Brindisi ignorata, Trani 1954, p.311
e nota n.4
(3) A. Della Monaca, Memoria historica dellantichissima
e fedelissima città di Brindisi, Lecce 1674, pp.713/714
(4) P.Camassa, Guida di Brindisi 1897. p.33
(5) P.Cagnes & Scalese, Cronaca dei Sindaci di Brindisi
(1529-1787), p.148
(6) F.Ascoli, Storia di Brindisi scritta
da un marino, Rimini 1886, pp.401/
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