LELIA E ULISSE .......
Il 10 ottobre 2000 il nostro Arcivescovo, Rocco Talucci, ha presieduto nel nostro Santuario la preparazione al giubileo delle famiglie con il Papa, del 15 ottobre. Si è augurato che possano presto essere presentate delle coppie di sposi santificati nella vita matrimoniale. All'uscita è stato distribuito l'opuscolo "LELIA E ULISSE" dell'ELLEDICI (collana Campioni N.36)((download 39 KB file zippato), scritto dal noto giornalista Angelo Montonati (collaboratore di Radio Maria, di Famiglia Cristiana e di Vita Pastorale). E' un riassunto di vita di due sposi dei nostri tempi, per i quali sta per iniziare il processo di canonizzazione. Hanno a che fare con il nostro Santuario, perché i figli sono venuti più volte a pregare la nostra bella Madonna, ed hanno affidato a Lei l'eventuale riconoscimento ufficiale della Chiesa sulle virtù dei loro genitori. Coerenti con i loro insegnamenti, non hanno parlato della gloria che la Chiesa riserva ai beati, ma solo della gloria di Dio. Schivi di ogni pubblicità si sono nascosti lasciando solo quell'opuscoletto, insieme con una foto di questi genitori, che, rappresentandoli giovani, fa intravedere la risurrezione, nella quale i nostri corpi appariranno glorificati. Sono frutto delle nostre terre meridionali: lui di origine pugliese e lei della Basilicata. Si augurano di vederli dal Cielo sui nostri altari, per evitare ogni minima forma di esibizionismo, oggi di facile tentazione. Chi ha letto il libretto di Montonati ne è rimasto edificato. Chi ha potuto dare uno sguardo ad alcune delle numerose lettere scritte ai figli, ne è rimasto commosso, come pure non senza emozione possono leggersi i ricordi che un figlio ha raccolto in un volume dal titolo "Tutto si muove" (download 526 KB file zippato). Ci permettiamo di presentarli anche perché questa santità è tutta imbevuta di spirito carmelitano. Lui, Ulisse, apparteneva al Terz'Ordine carmelitano di Santa Teresa al Corso d'Italia in Roma; lei, iscritta al Santo abitino, chiamava il Carmelo "il più bell'Ordine dedicato a Maria". Entrambi erano appassionati lettori della "Storia di un'Anima" e si sforzavano di imitare Santa Teresa di Gesù Bambino, cercando di percorrere e condurre i figli attraverso la "Piccola Via" tracciata da questa Santa. L'Eucarestia era il punto di riferimento costante, il nutrimento dello spirito, il sostegno e ristoro nelle tante tribolazioni, che inevitabilmente colpiscono ogni famiglia. Stralciamo qualche pezzo di lettera che ci fa intravedere la dimensione eucaristica di entrambi. Ulisse: "Quando mi trovo nella chiesa del Sacro Cuore in Via Piave, dove è esposto Gesù Sacramentato, guardando Gesù mi sembra di vedere te in Gesù e così pure tu, quando fai orazione davanti al Tabernacolo, pensa di vedere in Gesù Sacramentato me e tutti noi in unione con te. Così parlandoci in Gesù e attraverso Gesù non saremo più lontani, saremo vicinissimi e la nostra vicinanza non sarà semplicemente immaginaria, ma sarà reale, vera, palpitante, viva".  Lelia: " Ieri mattina abbiamo offerto la S. Comunione per te", in seguito: "Sia sempre ringraziato il Signore per quello che ci dà! Io faccio spesso la SS. Comunione ed è un gran conforto". La guerra (39 - 45), la fame, i bombardamenti, lo sfollamento, il pericolo di deportazione, la mancanza di tutto (oltre alla malattia che presto strapperà dalla famiglia il suo angelo), fanno rivivere quei drammatici momenti della città di Roma. Una sconfinata fiducia nella "Divina Provvidenza", invocata per l'intercessione, a volte miracolosa, di San Giuda Taddeo, ha retto e mantenuto questa famiglia nei momenti più difficili. La preghiera quotidiana (avevano ai piedi del letto due inginocchiatoi) e la Messa festiva, li vedeva uniti nel comunicarsi vicendevolmente la grazia del sacramento del Matrimonio. Erano queste le cariche spirituali che davano serenità al loro non facile agire nell'educazione dei figli e nella conduzione della casa. Di temperamento molto differenti si completavano apprezzando ciascuno i doni dell'altro, non solo nel rispetto, ma soprattutto nella stima, che manifestavano anche esternamente, rendendoli "una fortezza inespugnabile" alla critica degli estranei. Non mancavano limiti e debolezze, che riconoscevano, ne chiedevano perdono a Dio e si sforzavano di eliminare per vivere con più pienezza la grazia di Dio, tenuta in grande considerazione, anzi al primo posto, nella loro vita e in quella dei figli. Si erano sposati per compiere la volontà di Dio nell'aiuto e donazione vicendevole, e nell'apertura fiduciosa ai figli che Dio avrebbe loro affidato. Consideravano i figli non proprietà, ma creature donate alle loro cure da Dio. Per questo quando hanno scoperto che il Signore chiedeva per qualcuno di loro il sacrificio del distacco, prontamente l'hanno offerto, pur sentendone tutta la lacerazione del cuore (le lettere, 358 KB il file zippato, ne sono una commovente testimonianza). Il dolore più grande per una famiglia è la morte della mamma. Il Signore permise questo strappo e, mentre, tra le atroci sofferenze del brutto male del secolo, portava via Lelia, rafforzava in Ulisse la speranza nella risurrezione che nella fede diventava certezza ed orientava il resto della sua vita. E' commovente la descrizione che fa Ulisse degli ultimi giorni della vita della moglie: «Non parla.  Ma capisce un poco.  Quando emette qualche voce si sente che recita la seconda parte dell'Ave Maria, specialmente le ultime parole ‘e nell'ora della nostra morte. Così sia.’ Sta quasi sempre a mormorare queste parole». Per lui la partenza da questo mondo avvenne nel nascondimento (non per nulla portava da Terziario il nome di Frà Giovanni della Croce! Devoto ammiratore e imitatore di questo santo) e nell'ordinarietà di una vecchiaia che lo consumava, facendolo spegnere serenamente e silenziosamente, nutrito però fino all'ultimo dal Pane Eucaristico. Un esempio per le famiglie di oggi. Non fatti straordinari. Non manifestazion eclatanti della propria fede. Solo una vita vissuta nell'ordinarietà quotidiana che irraggiava senza volerlo quell'alone di santità che coinvolgeva chi a loro si accostava. Nessuno li ha accostati senza riceverne conforto e aiuto con quella discrezione e delicatezza che sapeva infondere serenità.

La morte dell'una, prima, e dell'altro dopo diciotto anni di vedovanza, hanno fatto esclamare, a chi li conosceva a fondo, che si erano spenti dei santi in terra per la gloria del Cielo.

(visita il sito http://www.carmelitaniroma.it/SANTI%20CARMELITANI/Lelia%20Ulisse/Lelia%20e%20Ulisse%20Amendolagine.htm oppure http://www.vicariatusurbis.org/amendolagine/ per ulteriori informazioni)

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