LE ORIGINI
DEL SANTUARIO

(Da una ricerca di Vittorio Stano)


costruz.jpg (10372 bytes)Il Tempio ubicato in contrada Jaddico di Brindisi, a circa otto chilometri dalla città, è stato costruito fra il 1963 ed il 1965.
Questo edificio sacro custodisce, come un tesoro in uno scrigno, un moncone di muro al cui centro risalta un affresco raffigurante l'immagine della Beata Vergine Maria che su di un braccio sostiene il Bambino Gesù; sull'altro s'intravede, in un composito di colori sbiaditi, un gallo che sembra essere accarezzato da una mano di Gesù: è ciò che rimane di un'antica chiesa, collocata ai margini della vecchia Via Traiana, unitamente ad alcuni segmenti di colonne barocche a tortiglione con capitello, di cui due sostengono l'attuale "mensa", ed un terzo è utilizzato oggi come base per l'ambone.
Non è facile affermare con certezza a quale epoca appartenga la chiesetta distrutta; ma un documento datato 1777 e conservato presso l'Archivio di Stato di Brindisi, apre uno spiraglio sulla sua storia.
Il documento in parola è la copia del Cabreo della Grancia dei Cavalieri dell'Ordine del Santo Sepolcro di Brindisi, da cui si evincono sia l'appartenenza di detta Grancia alla Commenda di Barletta, sia le proprietà da essa possedute, fra le quali è elencata oltre alla chiesa di San Giovanni al Sepolcro, un'altra denominata "Madonna di Gallico".
Così recita il Cabreo:
"Die 5 mensis maj 1777 Brundusii…il regio Notaro Tommaso Lambino procuratore dell'illustre P. Domenico Russo, attuale Commendatario della commenda di S. Giovanni Battista di Barletta a cui appartiene la Grancia del Santo Sepolcro della città di Brindisi, rivela come la Grancia del S. Sepolcro possiede li seguenti beni in proprietà: … Vi è di appartenenza alla detta Grancia del Santo Sepolcro un'altra Chiesa sotto il titolo della Madonna di Gallico in territorio di questa predetta città, da circa miglia quattro distante dalla medesima nella pubblica strada per cui si va in Ostuni;
la detta Chiesa è lamiata (ndr. a volta), di una mediocre grandezza, con tre Altari ed una casa del Romito (ndr. l'Eremita), con una cucinetta, e saglie per una scala di pietra ad un astrico (ndr. terrazzo) dove vi è un fornello per cuocere il pane, ed il Campanile con una picciola campana...,
Nel primo Altare vi è il quadro della Madonna di Gallico di pittura a fresco (ndr. affresco) con cristallo e cornice vecchia sopra di cui vi è la testa della stessa Madonna scolpita in Pietra, con cornice mezza indorata, un sgabello vecchio, il recinto dell'altare di tavole vecchie con un pezzo di legno dove si appende la lampada.
Nel secondo altare vi è il quadro del SS. Crocifisso con due altre immagini vecchie, due gradini di tavola vecchia, un sgabello vecchio, la fonte di pietra per acquasanta.
Nel terzo altare vi è la mensa con l'immagine di S.Eligio. Vi è dentro l'istessa chiesa un confessionale rustico, otto rami di fiori di talco (ndr. gesso) con quattro candelieri vecchi….
La detta chiesa tiene un piccolo giardinetto attaccato, con vari alberi fruttiferi, pergolato, pozzo e pila di pietra per uso dello stesso Romito, atteso che la Grancia, per detta chiesa, non porta peso alcuno e le messe si celebrano da' divoti con loro elemosine e da' medesimi si solennizza la festività di ogni anno dando solamente la Grancia l'uso de' sagri suppellettili - S'avverte come la Chiesa sotto il titolo di S. Giovanni del S. Sepolcro tiene il cappellano, coll'obbligo di celebrare la Messa in ogni giorno festivo, e tiene anche il peso di far la Festa del giorno 24 giugno in ogni anno colla Messa Cantata, più messe lette e sparo di Mortaretti, tanto nella vigilia, che nel giorno della Festa del Santo…"

Fin qui la descrizione del Cabreo, da cui si evince chiaramente lo stato di degrado in cui versava nel 1777 la Chiesa di Jaddico, o meglio quel che restava della vecchia chiesa.
In verità, tutte le altre chiese della città di Brindisi non erano certamente in condizioni migliori, quasi tutte in stato di abbandono e malridotte a causa sia dell'incuria della gente sia di tutti i terremoti che a partire dal 1606 avrebbero flagellato la città, soprattutto quello del 1743 che fu così violento da far crollare persino la vecchia Cattedrale normanna e la Torre dell'Orologio; per non parlare del precedente terremoto del 1456 quando l'allora splendida città di Federico II° fu rasa completamente al suolo.
L'arcivescovo Falces, peraltro, già nel 1606, in occasione delle sue "visitationes", annotava che la maggior parte delle Chiese di Brindisi, inclusa quella di San Giovanni al Sepolcro, giacevano in uno stato di miserevole abbandono.
Acclarata, tramite il Cabreo, l'appartenenza della Chiesa di Gallico all'Ordine del Santo Sepolcro, occorre determinarne la datazione: a questo punto si entra nel campo delle ipotesi.
Durante il periodo delle crociate (1096-1291), il porto di Brindisi divenne testa di ponte per la Terra Santa ed il porto più frequentato sia dai crociati combattenti, sia dai pellegrini che si recavano in quei luoghi sacri fino al periodo in cui tali luoghi restarono possedimento dei cristiani.
Il Caravaglios in "Il porto di Brindisi" scrive:
"Brindisi, Barletta, Bari e Trani avevano una popolazione di armatori che non si limitavano al trasporto dei pellegrini e dei crociati, ma si occupavano anche del trasporto delle mercanzie…Brindisi, in particolare, per la sua posizione privilegiata e per le sue eccellenti doti nautiche, oltre ad essere la base delle galee normanno-pugliesi che facevano rotta per i lidi di Soria, divenne il vero "Porto del Pellegrino"
Raynulfus Higgeden (benedettino del convento di S.Werberg e celebre cartografo del XIV secolo) nel suo "Mappamondo" a proposito dell'importanza del porto di Brindisi scrive: "Apulia, di cui Metropoli è Brindisi, per la quale si naviga per la terra Santa"
E' pur vero che la maggior parte delle crociate partì dal porto francese di Marsiglia, (tranne la VI quella di Federico II° del 1228, che partì tutta da Brindisi), ma da Marsiglia partiva solo l'intero corpo di spedizione; i pellegrini e le vettovaglie che viaggiavano con vascelli isolati, seguivano strade diverse.
La rotta che da Marsiglia portava a Gerusalemme era certamente più lineare; ma i vascelli isolati erano facile preda delle flotte arabo-saracene e corsare: la rotta che partiva dal porto di Brindisi, invece, era fuori dalla portata dei saraceni e degli arabi e quindi molto più sicura.
Il lungo viaggio della rotta marsigliese, le mille miglia in più di mare (rispetto alla rotta brindisina) con tutti i rischi che questo comportava sia per le condizioni del mare a causa dei venti contrari e del freddo durante la stagione invernale, sia per la cronica mancanza di igiene e le possibili epidemie a bordo, faceva preferire la via di terra attraverso la bella ed assolata Italia per raggiungere la Terra Santa, una volta arrivati a Brindisi, con un brevissimo viaggio via mare.
Per questo motivo si stabilirono in Brindisi i Cavalieri del Santo Sepolcro e qui eressero loro ospedali, stabilimenti navali e chiese (San Giovanni al Sepolcro e, forse, la Chiesa della Madonna di Gallico).
La costruzione, da parte dei Cavalieri del Santo Sepolcro, di chiese ad uso dei crociati e dei numerosi pellegrini in transito per la Terra Santa rientrava nello schema generale dell'attività crociata nel periodo che andò dal 1096 al 1291, anno in cui, caduto l'ultimo baluardo cristiano di San Giovanni d'Acri e cessato il transito dei pellegrini, le chiese del Santo Sepolcro divennero esuberanti per numero.
Inoltre, nel 1312 il patrimonio di chiese del Santo Sepolcro si trovò arricchito anche di quelle dell'Ordine dei Templari: sorto nel 1119 con lo scopo precipuo di attendere alla protezione dei pellegrini in Terra Santa contro gli attacchi degli infedeli, l'Ordine, in seguito a numerose donazioni, si era nel frattempo ingrandito e arricchito divenendo il banchiere dei pellegrini; così, smorzatasi l'originaria ispirazione religiosa, si era trasformato in una potenza economico-politica.
Nel 1307 Filippo il Bello, con l'intento di impadronirsi delle ricchezze dell'Ordine, decise di distruggerlo, e indusse papa Clemente V a iniziare un'inchiesta su di esso; nel Concilio di Vienna (ottobre 1311), sebbene non fosse stata riconosciuta la colpevolezza dei Templari, il papa decise la soppressione dell'Ordine (bolla Vox in excelso, 3 aprile 1312).
Nel novembre 1312 il papa affidò il processo a tribunali diocesani controllati, di fatto, dal potere regio che condannò i Templari al rogo (maggio 1314). I beni dei Templari furono devoluti agli Ospitalieri.
In Brindisi, il processo ai Templari si celebrò nel 1310 nella Chiesa di Santa Maria del Casale ed i loro beni furono ereditati dall'Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro.
E' da escludere, pertanto, che i Cavalieri pensassero ad erigere nuove chiese e che, di conseguenza, la Chiesa della Madonna di Gallico potesse essere posteriore a tale data.
D'altra parte, però, non si spiega perché, se la Chiesa era stata costruita dai Cavalieri del Santo Sepolcro, non vi fosse un altare dedicato al loro protettore San Giovanni, piuttosto che a S. Eligio.
Ma, vuoi che derivi direttamente dai Cavalieri del Santo Sepolcro, vuoi che sia stata da questi ereditata dai Templari che giunsero in Brindisi prima dei Gerosolimitani, si può certamente affermare che la Chiesa di Gallico è stata costruita durante il periodo delle crociate (1096 -1291): parrebbe, infatti, secondo il disegno riportato sulla mappa del Cabreo, che essa fosse di forma circolare e solo i Templari costruivano chiese di tale forma, a somiglianza del "Tempio" di Gerusalemme.
Tuttavia la presenza in essa di un altare dedicato a S. Eligio, sembra confermare ancora una volta, l'epoca di costruzione della chiesa: Eligio, infatti, era un nome sconosciuto all'onomastica brindisina; prima dell'arrivo dei francesi, non si riscontra nel "Codice Diplomatico Brindisino" nessun Eligio che abbia stipulato o sia stato nominato in un qualsivoglia atto pubblico; né è mai esistita una chiesa dedicata a S. Eligio. Soltanto in un testamento del 1322, dopo l'arrivo dei francesi di Carlo 1° d'Angiò è citata una chiesa (andata distrutta nella seconda metà del '500) e che era intitolata al Santo.
Il culto di S. Eligio, quindi, è stato introdotto in Italia dai francesi d'Angiò ed è diventato desueto al termine del loro regno: pertanto la presenza in Brindisi di una chiesa con un altare dedicato a S. Eligio non può che risalire all'epoca in cui tale santo poteva ricevere quel culto.
D'altronde, se la chiesa fosse stata costruita in epoca successiva, sicuramente si sarebbe trovata traccia in qualche documento: dopo il 1500, infatti, la costruzione di nuove chiese è un avvenimento così importante che i cronisti dell'epoca non avrebbero mai trascurato di citare.
Ci si chiede, allora, perché se la chiesa di Gallico esisteva già prima del XIII° secolo non si trova traccia in alcun documento.
Una prima risposta ce la offre il Padre Domenico Bacci (Cattedrale Brindisina 1924 pag. 21) il quale scrive:
"…conviene dire con dolore di chi ama le glorie patrie, che poche o punto notizie relative alle medesime ci sono pervenute per lo spazio di undici secoli"
Non ci stupisce, quindi, la mancanza di scritti a riguardo della chiesa della Madonna di Gallico, se consideriamo che memorie ben più insigni della città furono dimenticate dai brindisini.
Un altro motivo per cui non si fa menzione della Chiesa di Gallico, è dovuto al fatto che la chiesa non era costruita in città: all'epoca, le chiese erano classificate come "habitae in civitate" (ubicate in città), "extructee extra muras" (costruite fuori le mura) ed "ecclesie rurales" (chiese di campagna).
Le notizie pervenuteci sulle chiese antecedenti al XV° secolo sono, di solito, legate ad atti notarili stesi in occasione di vendite o altro; le chiese, infatti, servivano ai notai quali punto di riferimento nei loro documenti: non è raro trovare toponimie quali "vicino alla tale chiesa", "nella strada dove è ubicata la tal chiesa" ecc.; poiché la chiesa di Gallico si trovava in campagna non vi era possibilità che si facesse riferimento in qualche atto. Solo in un testamento del 1322 è nominata la Chiesa di Gallico alla quale una vecchia signora, morendo, "lega dieci grana" (Cod. Diplomatico Brindisino doc. 20757 del vol. II° in data 14/7/1322).
Per ritrovare il nome della chiesa, occorre spingersi sino al 1754, allorquando il cardinale Scolmafora redige, per conto dell'Arcivescovo De Ciocchis (vol. XIII, fo. 3) un elenco delle chiese del territorio brindisino e fra le ventitre chiese rurali è elencata "quella della Madonna di Gallico".
Prima di tale data, la chiesa della Madonna di Gallico non è citata neanche nelle "visitationes" (Sante visite) degli arcivescovi di Brindisi; essa, infatti, non apparteneva all'Arcivescovo, ma era di proprietà e giurisdizione dell'Ordine del Santo Sepolcro i cui cavalieri avevano ottenuto dal Papa Anastasio IV l'esenzione delle loro chiese dalla giurisdizione dei vescovi diocesani i quali non erano tenuti alle Visitationes ufficiali, tant'è che nella cronaca dell'Arcivescovo Giuseppe Rossi (eccessivamente scrupoloso nel lasciare scritto tutto ciò che era possibile scrivere delle sante visite da lui effettuate tra il 1771 ed il 1774) sono elencate tutte le chiese, comprese quelle rurali, ma non si fa cenno a quella di Jaddico: eppure mons. Rossi, che durante la sua Santa Visita visitò ogni località di campagna, si spinse sino ad Apani, per raggiungere la quale località dovette necessariamente passare vicino alla Chiesa di Gallico.
Più frequenti riprove storiche dell'esistenza della Chiesa di Gallico, le rintracciamo nella "Cronica dei Sindici di Brindisi" [Biblioteca De Leo].
Di seguito si riportano le citazioni più indicative:

  •  "3 marzo 1727 l'Arcivescovo don Andrea Maddalena tornò a Napoli e l'uscì all'incontro il Reverendissimo Capitolo a Santa Maria di Gallico."
  •  "11 novembre 1728 Monsignor Maddalena partì per Napoli con l'arcidiacono Falces…: alla Vergine di Gallico all'arcidiacono venne mal di stomaco con vomito e se ne tornò a Brindisi."
  •   "7 marzo 1744: il Capitolo leggeva una lettera in cui si diceva che Monsignore era di ritorno e si trovava già a Barletta e si diceva che del Capitolo dovesse andargli incontro alla Madonna di Gallico."
  •  "11 marzo 1744: giunge in città l'arcivescovo don Antonio Sersale il quale fu preso a Gallico dai signori Arcidiacono e Canonico Decano;"
  •  "26 marzo 1746 venne in città il Padre Maestro Giambattista Minacci, Generale dei Minori Conventuali e uscirono incontro fino a Gallico tre padri di San Paolo."

Da queste citazioni appare chiara la consuetudine di Arcivescovi ed alti Prelati, che giungevano a Brindisi, di essere ricevuti presso la chiesa di Santa Maria di Gallico.
Ai tempi in cui si riferiscono le citazioni, si viaggiava solo a cavallo od in carrozza; se consideriamo che la strada che da Ostuni portava a Brindisi (ca. 35 km.) non era asfaltata (come peraltro tutte le altre strade dell'epoca), ma piuttosto mal tenuta nonché polverosa in condizioni climatiche normali e fangosa in caso di pioggia, si comprende facilmente come chi giungeva a Brindisi avesse bisogno, prima di entrare ufficialmente in città, di ristorarsi e di accomodarsi i vestiti.
D'altra parte anche coloro che si recavano sul posto per attendere i personaggi in arrivo, poiché tale orario non era prevedibile che con molta approssimazione, avevano bisogno, nella probabilità di dover attendere per molto tempo, di un adeguato posto di ristoro.
Il fatto, poi, che a Brindisi, città di grande interesse soprattutto commerciale, arrivavano anche personaggi civili di notevole importanza e che essi non erano ricevuti a Jaddico, c'induce a valutare l'importanza squisitamente religiosa del posto.
L'ampiezza della chiesa, come appare dal disegno allegato al Cabreo, la presenza di un "Romito" che aveva il giardino e l'orto, la celebrazione ogni anno della Festività a cura dei fedeli (Cabreo), la consuetudine del clero brindisino di incontrare i suoi Arcivescovi o i suoi grandi prelati alla "Beata Vergine di Gallico" rappresentano tutti elementi per ritenere che la chiesa di Jaddico fosse qualcosa di più di una semplice chiesa rurale.
La chiesa di Santa Maria di Jaddico rappresentava il terminale luogo sacro, verso nord, dell'Arcidiocesi di Brindisi. Essa sorgeva in un punto cruciale della strada che dal Nord portava a Brindisi: la via Traiana (costruita dall'imperatore Traiano tra il 108 ed il 110 d.c.) serviva per un più spedito collegamento, sul versante adriatico, fra Roma e Brindisi, porto privilegiato per l'Oriente.
La Via Appia, più comoda ma più lunga, da Benevento, seguiva il percorso Eclano, Venosa e Taranto per giungere a Brindisi; la Via Traiana, invece, biforcandosi a Benevento dall'Appia era la più breve per chi scendeva dal Nord dell'Adriatico perché valicando il tratto appenninico si dirigeva verso Lucera seguendo il percorso Canosa - Bari - Egnazia - Brindisi e, passando per Lecce, giungeva sino ad Otranto.: risultava così una via di grande comunicazione in cui si convogliava tutto il traffico adriatico.
Ora, considerata la particolarissima funzione cui era preposta la chiesa per essere idonea alla cerimonie del primo incontro, essa doveva certamente essere di una certa ampiezza e doveva essere mantenuta, altresì, attiva ed efficiente per offrire conforti e servizi adeguati ai personaggi che vi giungevano, nonché a coloro che li attendevano.
Inoltre il numero dei suoi altari (tre) collocava la Chiesa di Jaddico tra quelle degne di nota in Brindisi (la sua consorella cittadina, San Giovanni al Sepolcro ne aveva solo uno): ai primi del '600 solo pochissime chiese avevano, in Brindisi, tre altari; solo per citare qualche esempio ricordiamo la chiesa della SS.Trinità (l'attuale Santa Lucia) e quella di S. Sebastiano (l'attuale Chiesa delle Anime), di altari ne avevano solo uno.
Per quanto concerne l'appellativo "Jaddico" dato alla chiesa, l'ipotesi più accredidata è quella legata al culto di S.Eligio; il Cabreo informa che almeno uno degli altari (forse quello principale) era dedicato al culto di S.Eligio, un santo francese, gallico; pertanto la dizione "Madonna di gallico" potrebbe derivare dalla contrazione del titolo "Madonna di S.Eligio il Gallico".
Se poi riteniamo che la chiesa sia stata costruita dai Cavalieri del Santo Sepolcro ad uso dei crociati e dei pellegrini francesi, il suo appellativo potrebbe derivare dal titolo originario di "Madonna dei francesi o Madonna dei galli" e quindi " Madonna di gallico" trasformato nella forma dialettale (gallo-jaddu) "Madonna di Jaddico".
Un'analisi più approfondita potrebbe far ipotizzare che il termine di Jaddico non derivi da "Gallico", bensì dal termine ebraico "Jadd" (sepolcro) o da quello arabo "Jadd" (Guerra Santa o Crociata): (A. Roma - Duecento pagine di storia brindisina - Edizioni Brindisine 1968 pag. 781) questa interpretazione conformerebbe ancora una volta la data di costruzione della chiesa all'epoca delle crociate.
Intorno al rudere della vecchia chiesa, abbandonato per moltissimo tempo e soggetto alle intemperie, intorno a quel "muro, che chissà quanti secoli di pioggia battente aveva flagellato… e quanti lugli ed agosti di solleone ne avevano cotto la malta e le pietre… a quell'immagine della madonna… che teneva in piedi quel mozzicone di muro; quell'immagine che né l'acqua, né il sole, né il gelo, né il tempo erano riusciti a scancellare" [ A. Roma - Duecento pagine di storia brindisina - Edizioni Brindisine 1968 pag. 32], intorno a quell'immagine divenuta bersaglio dei cacciatori che provavano i loro fucili, fu costruita, negli anni 1963/1965,l'attuale chiesa, ad opera del vigile urbano Teodoro d'Amici e di un limitato numero di fedeli, i primi " Servi della Madonna".
Essa fu riconosciuta canonicamente dall'Arcivescovo mons. Nicola Marigotta e benedetta l'8 dicembre 1965, su delega dello stesso mons. Margiotta impegnato a Roma con l'incarico di Padre Conciliare, dal Vicario Generale della diocesi di Brindisi mons. Armando Franco, che la benedisse con rito solenne: erano trascorse poche ore dalla chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II°.
La chiesa fu dedicata a S. Maria Madre della Chiesa, titolo con cui i Padri Conciliari avevano salutato la Beata Vergine: si può ritenere, a ragione, che la Chiesa di Jaddico sia stata la prima del mondo a ricevere tale titolo.
Per ventuno anni la Pia Associazione dei Servi della Madonna ha lavorato alacremente per la crescita del Santuario; dal 27 novembre 1986, l'attività pastorale del Santuario è stata affidata ai Padri Carmelitani Scalzi impegnati ad alimentare il culto verso "la Madre della Chiesa"; era naturale che ad un tempio dedicato alla Madonna fosse destinato un ordine mariano.
Intanto il Tempio, aperto giorno e notte, è meta di sempre più numerosi pellegrini.
A trentacinque anni dalla costruzione della chiesa, l'ipotizzata "cittadella mariana" si è arricchita: è nato così il centro di spiritualità "Mater Carmeli", che ospita gruppi o singole persone che all'ombra del "Carmelo" cercano momenti di spiritualità e di pace.

 

BIBLIOGRAFIA:

Bacci Domenico: Cattedrale Brindisina, Tip. Del Commercio, Brindisi, 1924. Caravaglios
Vittorio Amedeo:Il porto di Brindisi, Guida Portuale del Mediterraneo, Editrice Napoli, 1942.
Cronica dei Sindici di Brindisi dall'anno 1529 al 1787, Manoscritto della Biblioteca De Leo.
Herrmann-Semeraro: Arte Medievale nelle lame di Fasano, Schena Editore, 1996.
Roma Giuseppe: 200 pagine di Storia Brindisina, Edizioni Brindisine, 1968

 

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Vittorio Stano

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