Quella
che mi accingo a narrare è la singolarissima vicenda occorsa, circa sei
anni orsono, al signor Teodoro DAmici, un vigile urbano, di anni 50,
coniugato e padre di tre figli. E un uomo fisicamente sano e robusto,
burbero, ma buono. E addetto al servizio stradale e gli autisti, che
sanno per esperienza quanto sia rigido nel fare osservare le norme che disciplinano
il traffico, hanno in un certo senso paura di lui.A
vederlo ad un crocevia, nelle sue funzioni, ritto, severo nei gesti, sembra
un generale, cui sia stato affidato lesito di unaspra battaglia.Orbene,
il mattino del 12 agosto 1962, appena desto, ripensa allo strano sogno fatto
nella notte: si trovava nella contrada "Jaddico", presso un muro
sbocconcellato e fatiscente, avanzo di unantica chiesa. Su di esso,
che si estende per circa 6 metri in larghezza e 7 in altezza, è visibilissimo
uno sbiadito affresco della Madonna, che stringe al seno il Bambino Gesù,
bello nella sua fattura, ma mal ridotto. Tuttintorno canne, sterpi,
erbacce e sassi, prima dincontrare vigneti rigogliosi su di un terreno
leggermente ondulato. Per giungere alla contrada, lontana dal centro abitato,
occorre percorrere non meno di sei chilometri della strada litoranea, che
corre quasi parallela alla statale n. 16 e che collega Brindisi con le spiagge
di Specchiolla, Villanova, Savelletri e Monopoli.Sogna, dunque, il DAmici
di essere presso quel muro e di udire una voce femminile che lo invita a
tornare, a mezzanotte fra il 14 e il 15, con fiori e ceri."Sogni di
nessuna importanza!" -pensa- e si reca al suo quotidiano lavoro. Ma
la notte seguente il sogno si ripete, nei modi e nei termini della notte
precedente, e, per tutta la giornata lo assilla il ricordo, fino a quando,
superata la naturale perplessità non decide di correre lavventura.Una
volta libero dal servizio, acquista fiori e ceri, che depone nella sua auto
e raggiunge velocemente la sua casa. Invita quindi il signor Elio Martinelli,
suo inquilino, ad accompagnarlo e ne ottiene subito ladesione.La moglie,
che frattanto ha notato qualcosa di diverso nel modo di fare del marito
e a cui non è sfuggita la presenza dei fiori sul sedile posteriore dellauto,
comincia comè naturale a fantasticare e ad essere angustiata da dubbi
circa la fedeltà coniugale e pur imponendosi il silenzio sta in guardia.
Il DAmici stringe nel cuore il sogno e tace con tutti, anche con la
moglie che inutilmente si cruccia.Intorno alle 23 del 14 agosto, dunque,
il nostro uomo ed il Martinelli partono alla volta della contrada "Jaddico".
Qui giunti il DAmici, fermata lauto sul ciglio della strada,
superando un dirupo profondo circa tre metri, saddentra solo in una
specie di brughiera e si avvicina al rudere. Depone in un recipiente di
fortuna i fiori, accende un paio di lumini e, recitata qualche preghiera,
ritorna presso lamico che lo attende e con lui fa il viaggio di ritorno
come aveva fatto quello di andata.Al suo rientro a casa, sottoposto ad interrogatorio
dalla moglie, Teodoro DAmici non risponde e per evitare che la discussione
si protragga oltre, adduce a giustificazione del suo ritardo i motivi di
servizio. La consorte è però convinta che il marito le ha mentito e continua
ad imporsi silenzio e pazienza.Passano così i giorni e si giunge alla notte
del 20 agosto. La signora DAmici non riesce a dormire e si volta e
rivolta nel letto, quando ad un tratto trattiene il respiro; suo marito
parla nel sonno e lei capta distintamente queste parole: "Madonna mia,
vuoi che ti porti ancora dei fiori?... Va bene... Te li porterò..."Cade
in quel momento il sipario del dubbio ed essa può ben intendere a chi erano
destinati i fiori, la sera del 14. Si rasserena quindi e tace in attesa
che il marito le riveli il suo segreto. Ma invano, perché anche questa volta
Teodoro DAmici si chiude nel silenzio.La sera del 20 agosto egli prega
il signor Martinelli che lo accompagni nellormai nota contrada, ma
ne riceve un rifiuto, determinato da ragioni di famiglia e soprattutto dallora
inoltrata. La signora DAmici che ha assistito, fingendo di non intendere
nulla, al colloquio fra i due, si fa innanzi ed offre al marito la sua compagnia.
"Andiamo!" - risponde i nostro uomo - dopo qualche incertezza,
e i coniugi partono insieme per il luogo dellappuntamento.Durante
il viaggio, silenzio assoluto tra i due. Una volta sul posto il DAmici
blocca lauto che lascia in custodia della moglie e percorre i cinquanta
o sessanta metri che lo separano dal sacro muro. Depone i fiori nello stesso
recipiente di fortuna e si accinge ad accendere i lumini, quando il rudere,
come per incanto, sillumina di luce intensa, che rende brillante laffresco
della Vergine. Tale illuminazione dura alcuni minuti primi, poi con la stessa
rapidità con cui si è manifestata, la luce scompare ed il buio pesto torna
ad avvolgere ogni cosa.La signora DAmici, seduta nella macchina, assiste
al fenomeno senza rendersi conto lì per lì dellorigine di quella luce
e incuriosita e meravigliata esce dalla macchina e tenta di raggiungere
il marito che distingue chiaramente sotto sì forte bagliore, ma si ferma
come bloccata dalle parole da lui pronunciate: "... dimmi ciò che vuoi,
Madonna mia, e mi farò servo per accontentarti!..." Soltanto allora
intuisce che la luce che ha visto non è di origine terrena.Ritornato il
buio, il DAmici barcollando e quasi nello stato di trance, raggiunge
la macchina, siede al suo posto e dà sfogo alla commozione con un pianto
dirotto, senza profferire parola. La moglie conscia di quel che sta accadendo
non osa disturbarlo. Dopo un buon quarto dora egli riesce a superare
lo stordimento e a rimettere in moto lauto, che procede lentamente
sulla via del ritorno. Fu
dunque il 20 agosto la prima illuminazione del rudere, a cui ne seguirono
altre. La notte del 26 agosto, intorno alle ore 2, in sogno la solita voce
lo invita, per la mezzanotte del 27, al rudere. Anche questa volta la moglie
è sveglia e riesce a raccogliere le seguenti parole: "... hai gradito
i fiori?... Debbo portarne ancora?..." E poi: "..Lunedì... non
mancherò allappuntamento... a mezzanotte". E a mezzanotte del
27 si ripete lo stesso fenomeno del 20. Questa volta, però, non è soltanto
la moglie del Damici ad assistervi, ma anche il figlio Antonio, il
signor Elio Martinelli con la moglie, Maria Moretti, e i genitori di questultima.Il
31 dello stesso mese, sempre a mezzanotte, altra illuminazione del rudere,
alla presenza di otto persone che vedremo aumentare nei mesi seguenti.Dopo
un sogno del 6 settembre, in cui la Madonna invita il DAmici a costruirle
una chiesa in contrada Jaddico (... "Ho tanto freddo, coprimi!"
- così gli dice -), eccoci al grande appuntamento, che è ormai il nucleo
centrale di tutta la vicenda. E mezzanotte del 7 settembre, 1° Venerdì
del mese. Il DAmici in ginocchio davanti allaffresco della Madonna
prega. A soli venti metri da lui, attendono undici persone. Il buio è tale
che esse riescono appena a discernere un puntino luminoso rosso, prodotto
da un dischetto di vetro di analogo colore, incastonato in una lampada di
metallo, grande quanto un pugno, in cui arde un lumino di cera, sospesa
sotto la sacra Immagine.Ad un tratto rumori strani e frequenti, come di
breccia scaricata da un automezzo, provenienti dalle spalle del muro, distolgono
Teodoro DAmici dalla preghiera. Un brivido lo invade e lemozione
e la paura simpossessano di lui. Raccoglie quel poco di coraggio che
gli resta, si leva in piedi e si muove in direzione dei rumori. Ma non fa
che tre o quattro passi verso sinistra, giungendo sul fianco del rudere,
quando una luce meravigliosa lo investe tutto.. Di fronte, a non più di
due metri, ritta su di un tufo (pietra calcarea locale), gli appare la Madonna,
in tutta la sua regale maestà, splendentissima, con le mani aperte, volte
in giù, da cui si sprigionano fasci di raggi che hanno il potere di abbacinarlo.
Egli cade in ginocchio; poi vinto da tanto splendore e sopraffatto da una
profonda emozione, sviene.Tutti i presenti osservano lo spettacolo di luce
che illumina non soltanto il rudere, ma anche la campagna circostante, e
facilmente deducono che la sorgente di quella luce non può che provenire
dal retro del sacro muro e notano che i raggi si estendono in ogni direzione,
per centinaia di metri. Emozionati fino allinverosimile e preoccupati,
nel contempo, della sorte del DAmici, che giace a terra privo di sensi,
corrono in suo soccorso. Ma prima di raggiungerlo torna il buio, sicché
debbono agire nel trasportarlo sulla strada in tali condizioni.Il 2 ottobre
successivo, alla presenza di venti persone il rudere si illumina per la
quinta volta ed oscilla e la lampada sospesa sotto laffresco della
Madonna ne segue il movimento. Il 5 novembre il muro torna ad illuminarsi
per la sesta volta. E questa la illuminazione più importante per la
durata (5 minuti primi). Il fenomeno è visibile a tutti; alcuni notano che
i raggi si proiettano verso il cielo, raggiungendo unaltezza incalcolabile.
Il DAmici, che è rimasto in ginocchio presso laffresco,, ode
distintamente queste parole: "Ciò che tu vedi, gli altri non potranno
vedere. Lacqua cè...". Fenomeno come quello
di cui innanzi si ripetono, ma per una durata minore, l8 dicembre,
alla presenza di 25 persone, il 31 dello stesso mese, alla presenza di 30
persone e il 20 gennaio 1963, di 50. A questo punto, venuto a conoscenza
di quanto accadeva in contrada "Jaddico", minserisco con
spirito dindagine nella compagnia di quanti tutte le sere si recano
presso il sacro rudere per la recita del Rosario, in attesa che il fenomeno
si ripeta. Ed è così che la sera del 12 febbraio 1963, alle ore 23 circa,
anche a me, come alle altre 50 persone presenti, il rudere appare illuminato.Lattività
del DAmici frattanto è divenuta febbrile. Le fondamenta della chiesa
sono state già gettate ed una squadra di muratori lavora alacremente alla
elevazione dei muri. Fra quanti hanno avuto la singolare fortuna di assistere
una o più volte ai fenomeni di cui innanzi, non mancano quelli che offrono
spontaneamente il loro contributo per la erigenda chiesa, ma il DAmici
energicamente rifiuta, dichiarando che spetta a lui solo lonere e
lonore di costruirla. E così sacrificando qualcosa di suo e contraendo
debiti, i lavori proseguono senza soste. Alla data del 27 maggio 1963, manca
alla chiesa la sola copertura. Si torna da più parti ad insistere perché
sia accettato il concorso di tutti, ma il DAmici continua a rifiutare
e non ammette repliche. "Potrete intervenire e offrire tutto ciò che
vorrete - così dichiara - dopo che la chiesa sarà stata ultimata almeno
nel rustico".Mi sono riferito alla data del 27 maggio, perché essa
segna lultimo appuntamento visibile con la Madonna, lultima
illuminazione, ma forse la più bella. Proprio la sera del 27 maggio, infatti,
allora convenuta, mi recai sul posto in compagnia di una mia figliola,
maggiorenne, accodandomi alle 70 e più persone che mi avevano preceduto
di qualche attimo. Ultimato il Rosario, nellinterno della chiesa,
ci spostammo tutti, come di consueto, sulla strada, per le ultime preghiere,
prima di prendere la via del ritorno. Avevamo recitato le 15 Ave, il Padre
nostro, il Gloria, il Credo e la Salve Regina e stavamo per concludere con
linvocazione: "O Maria, concepita senza peccato, pregate per
noi che ricorriamo a voi!", quando in un fiat, il rudere silluminò
di luce intensissima, argentea, sicché lo sbiadito affresco della Vergine
apparve come rinnovato e vivo nei colori della veste e del manto; molti
riflettori messi insieme non avrebbero potuto offrire un trionfo di luce
come quello. Dopo pochi secondi tornarono fittissime le tenebre, mentre
tutti in ginocchio piangevano e pregavano.Dopo tale illuminazione che trascende,
come tutte le precedenti, le umane possibilità, nessun altro fenomeno si
è verificato, ma altri segni ci sono stati, dei quali parleremo a suo tempo.
Da quellultima illuminazione ad oggi sono passati soltanto cinque
anni, ma quanta strada è stata percorsa!E sorta una bella e moderna
chiesa, che custodisce, come in un forziere, il rudere recante laffresco
della Madonna, che richiama, in tutte le ore del giorno e della notte, innumerevoli
pellegrini. Il dirupo antistante alla chiesa, una volta vivaio di serpi,
di canne e di piante silvestri, è stato trasformato, mediante migliaia di
tonnellate di materiale di riporto, in un ampio comodo piazzale, capace
di ospitare centinaia di auto e di torpedoni, mentre altre opere in programma
vanno profilandosi.Si potrà dire che tutto ciò è un miracolo della fede.
E vero.Ma chi alimenta tanta fede? Chi spinge non pochi pellegrini
a compiere, a piedi, il non breve tragitto di 8 chilometri, per inginocchiarsi
innanzi alla Madonna di Jaddico? Perché mai tutte le sere, destate
e dinverno, da quando hanno cominciato a verificarsi i fatti sopra
esposti, un gruppo di fedeli (quaranta, cinquanta e a volte più) si portano
in quella chiesa, per recitare insieme il rosario, quando sarebbe tanto
più comodo, specialmente nelle serate piovose e gelide, restarsene a casa
o raggiungere una qualsiasi chiesa della città, se non fosse per aderire
allinvito della Madonna, che in uno dei tanti incontri col DAmici,
aveva manifestato il desiderio della preghiera comunitaria?Chi ha fatto
in modo che un tempio, che occupa una superficie di oltre 400 metri quadrati,
completo di tutto, sorgesse in meno di due anni? Perché mai dal 1963 ad
oggi si sono avvicendati in quel sacro luogo centinai e centinaia di pellegrinaggi
organizzati, provenienti dalla città, dai comuni della provincia e da quelli
delle province limitrofe? Come spiegarsi laffluenza alla chiesa di
Jaddico di migliaia di fedeli di ogni condizione ed età, specialmente nelle
festività mariane, allorché accostarsi allaltare per la Comunione
diventa problema arduo? Quale fascino esercita, dunque, la chiesa di S.
Maria di Jaddico, se di giorno e di notte, sotto qualsiasi cielo, essa è
meta di pellegrini isolati o in gruppo? Che potere ha la sacra Immagine
di Santa Maria di Jaddico e il luogo in cui trovasi? Non è sempre la stessa
Madre del Signore, venerata in tutte le chiese del mondo?A tutte le domande
avremmo la risposta da dare; ma lunica valida è quella che pronunzierà
lautorità indefettibile della Chiesa, di cui ci professiamo figli
obbedienti.
a.d.s.
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