.... ecco che il tempo degli uomini ,delle cose,dei giorni e quindi del fare,del pensare,cioè la storia che cammina.
Cammina il tempo con i fatti, i fatti del Santuario di Jaddico.
La storia dell’umano che nel Santuario continua a seguirsi nel tempo ed è infatti storia tutto ciò che avviene.
Avviene la prosecuzione della venuta della Santa Madre di Gesù, avviene che la presenza resta nella testimonianza di quanti nell’ascolto silenzioso scelgono la preghiera e quindi la divina attesa di una testimonianza uguale a quella visione.
Oggi I’ attesa di una visita alla Madonna, di uno sguardo, di un dialogo di un tempo breve e ripetuto dalla esigenza di un amore alla Madre Celeste.
Ora dopo quel “quarto di tempo”dopo i venticinque anni trascorsi i PP. Carmelitani Scalzi continuano l‘impegno del loro ministero.
Una vita, si direbbe, convissuta tra laici e religiosi un fare intersecato che dal 1986, novembre, vede il tempo occuparsi dei religiosi l’allora giovanissimo P.Caiffa,
P. Mario. P. Cirillo, P. Filippo. Fr. Giuseppe, i due PP. Andrea.
E siamo ancora senza la presenza di laici (chi scrive fu il primo a frequentare e a sapere di loro dal caro |
 |
Teodoro D’amici).
E si iniziò il cammino di Jaddico dove si poteva assistere all’elettricista P.Cirillo con cacciavite cercafase , pinze, fili e corrente elettrica tra le mani che correva senza trauma alcuno. P. Mario l’improvvisato cuoco geniale improvvisatore di “cuocherie”erbaiole e, patate e carciofi, fave novelle o cicorie selvatiche.
Ancora P. Mario il potatore e contadino caparbio tra alberi e terra.
E via così con chi puliva con chi addobbava.
I laici collaboratori dovevano arrivare.
Nel contempo si ascoltava la parola di Dio, le SS. Messe le memorie del Natale della Pasqua. Numerosa la presenza dei fedeli che aumentava.
Il registro dei fedeli che accoglieva le firme della visita e che man mano ha accolto passaggi intensi di parole piene di invocazioni, attestazioni di bene, di grazie, confidenze.
I laici allora cominciarono a seguire e alcuni a fermarsi nell’aiuto spontaneo.
Oggi si continua con i Padri nella loro specifica essenza umana e religiosa come il Rettore ciclista sport, il dinamico pragmatico immediato P. Emanuele: il due pedalate e ti raggiungo, vengo immediatamente presto.
E il P. Enzo il “Caiffa” suo cognome suona come un profeta. |
 |
E’ l’annunciatore dei colori la cui tavolozza vibra alla testimonianza dell’effigiare il Cristo nella Sua passione, i santi Carmelitani il dolore della Madre Maria. Ecco il pittore della religiosità al momento giusto che storiografa con i colori ciò che sente.
“ogni ritratto dipinto con passione è il ritratto dell’artista e no del modello”(O.Wilde)
Quindi dal primordio necessario del fare per necessità al Santuario e del Santuario oggi al Santuario il fare diventa anche altro.
Diventa incontro motivato dal sapere della preghiera.
Diventa cenacolo della parola come espressione di comunicazione, conoscenza, scambio, osmosi.
Diventa impegno, diventa — scuola di preghiera—e P. Enzo Caiffa pensa di più, pensa il più che è la linfa della ragione dei Cristiani: la preghiera. E con la “scuola della preghiera” ogni martedì dopo la messa vespertina inizia il cammino del sapere della preghiera. Cos’è la preghiera, come pregare, perché pregare, chi pregare, dove pregare, quando pregare e perché no per quanto pregare. Ecco la comunicazione con Dio che diventa conoscenza, sapere diventa osmosi e trascendenza.
Personalmente pensare che un pittore è un carmelitano e la sua predilezione |
 |
pittorica è sacra e che il suo intendimento è di stare a scuola della parola di Dio e porgerla alla attenzione di quanti mano a mano crescono all’ascolto è davvero “un affare” di spirito da non perdere a Jaddico terra di Maria Santissima.
L’umiltà del Caiffa il P. Enzo ci serve e serve e come già detto il suono del Suo cognome gioca un suono profetico “IL CAIFFA” che pitta , che parla , che adorna nel ministero buono del Suo mandato carmelitano scalzo a noi bisognoso.
E così il tempo scrive le sue cose e le cose di Dio passando a ]addico con i suoi Carmelitani: “operai,contadini, elettricisti, musicisti, pittori, ed oggi con l’immediato di Dio P. Emanuele superiore nella immediatezza di fare, di operare, di scrivere, di pregare con l’immediatezza profonda e l’immagine riflessiva di un pittore P. Enzo che trasmette non un modello ma ciò che di grande ha dentro.
Nel frattempo un diacono,fra Daniele carmelitano scalzo attende e prega per tutti.
Ecco la comunità attuale che ha l’interesse che il Santuario sia un luogo che accoglie, ascolta, prega e vive per Noi Tutti Pellegrini di DIO.
Aldo Ceglie |
 |
Prima ancora di parlare di Maria nei Vangeli, credo che sia importante comprendere il Vangelo in Maria, o se vogliamo la Parola fatta Carne nel grembo di Maria.
Il Verbo si è fatto Carne, ci ricorda Giovanni nel Prologo, attraverso il grembo verginale di Maria. Quindi prima ancora che Maria sia nei Vangeli, il Vangelo è in Maria!
Non è un gioco di parole o un assioma da conoscere a memoria, ma è la fede che ci è stata trasmessa grazie anche agli stessi vangeli, Parola di Dio viva ed efficace per noi uomini di oggi.
Ma vi è ancora qualcosa di più profondo da dover capire per comprendere Maria nei Vangeli.
Essa prima ancora di offrire il suo grembo al Padre, il Padre gli ha “offerto” il suo pensiero.
Essa è stata dunque prima di tutto, nel pensiero del Padre.
Frutto di questo pensiero è stato l’Incarnazione dell’Unigenito Figlio di Dio nel grembo verginale di Maria Concepita senza peccato, Immacolata. Mistero grande e nobile del Padre!
Potremmo a ben dire che Maria è stata il primo “ambone” in cui il Vangelo si è posato, il primo “tabernacolo” in cui è stato custodito il Corpo del Signore.
Essa è stata la prima grande Basilica in cui la Buona Novella è entrata per essere accolta, donata, condivisa e annunciata. Ci viene sempre spontaneo, quando pensiamo a questo singolare privilegio che ha avuto Maria, esclamare con le stesse parole di Elisabetta: “ Beata Te, che hai creduto…”.
Ma beati siamo anche noi se sappiamo ascoltare la Parola, il Vangelo, accoglierlo e viverlo ogni giorno:
“ Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e l’ osservano” . É la risposta data dallo stesso Gesù a quella donna che si lasciò andare al suo passaggio, gridando: “Beato il ventre che ti portò e le mammelle che hai succhiato” (Lc 11,27-28).
Un autore anonimo del XIV° secolo ci ha lasciato un espressione veramente felice in riferimento alla nostra beatitudine, espressione che utilizzai sedici anni fa in occasione della mia ordinazione sacerdotale, dono immenso di cui non cesserò mai di rendere grazie al Signore.
Tale accoglienza non è stata solo per la durata dei nove mesi di gestazione, ma ha sempre vissuto in questo atteggiamento, diventando, come dice il Servo di Dio don Tonino Bello, “Donna Accogliente”.
Tale accoglienza non è stata per Maria una “proprietà privata”, ma si è sentita in dovere di offrire a tutti tale dono ricevuto.
Per questo essa ha donato senza alcuna riserva la Parola al genere umano. Ancora oggi Maria diventa per noi messaggera di Cristo.
Essa ha saputo rendere il Vangelo anima della sua vita al punto tale che gli stessi vangeli hanno “assorbito” Maria.
Cerchiamo ora di scendere nello specifico: Maria nei Vangeli.
Non vi stupite se subito vi dico che attenendoci ai Vangeli, Maria non occupa un posto preminente.
Gli stessi Vangeli sono molto discreti nel parlare di Maria, quasi come se non volessero rompere quel silenzio, che insieme al suo promesso sposo Giuseppe, essi hanno osservato dinanzi alla Parola fatta Carne.
Gli evangelisti sono stati molto attenti a non adombrare la figura del Cristo, osservando anche ciò che Maria stessa aveva raccomandato mettendo al primo posto il Cristo: “ Fate tutto quello che Lui vi dirà” ( Gv 2,5 ). I quattro autori dei Vangeli parlano dunque di Maria non solo con discrezione, ma anche |
 |
in maniera differente.
Essi stanno molto attenti, come dicevamo, a non rendere Maria oggetto di malintesi sempre pronti a nascere.
Tutto questo lo si può benissimo notare da uno sguardo, se pur veloce, ai vangeli Sinottici.
Matteo, Marco e Luca, fissano la loro attenzione all’episodio circa la parentela di Gesù che disperatamente lo cercano.
I tre Evangelisti, usano modi ed espressioni diversi, con toni forti e nello stesso tempo densi di significato.
La risposta di Gesù viene riportata dai sinottici in due modi diversi ma essenziali insieme.
Matteo e Marco sottolineano che: “Ecco mia madre e i miei fratelli! Chiunque infatti fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi mi è fratello, sorella e madre”; Luca specifica che : “ Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica”.
Tutti e tre, riportando tale episodio, ci aiutano a sottolineare il legame spirituale che abbiamo con Dio, legame che diventa forte solo se riusciamo a compiere la volontà di Dio, che vuol dire accogliere il suo Figlio Gesù che si rende vivo attraverso la Parola, la quale va ascoltata e messa in pratica ogni giorno. Sempre!
Ma Matteo e Luca, non si accontentano solo di riportare questo significativo episodio, essi ci parlano di Maria nella narrazione della nascita di Gesù. Entrambi ci tengono nel presentarci Maria in questo atto così solenne in cui dona all’umanità l’Emmanuele, nella semplicità, umiltà e nascondimento, gesti peculiari nella vita di Maria che conserverà per tutta la sua esistenza terrena.
L’evangelista Luca, arricchisce il suo vangelo con il meraviglioso racconto dell’Annunciazione, che sfocia poi, nella visita che Maria compie verso sua cugina Elisabetta. Due avvenimenti che ci lasciano comprendere l’umanità di Maria e nello stesso tempo la sua santità.
Con il meraviglioso cantico del Magnificat è Maria stessa che traccia la sua “carta d’identità”.
Caro lettore, consentimi d’ invitarti a prendere tra le mani il cantico del Magnificat e darne non solo una attenta lettura, ma soprattutto farne una profonda meditazione.
Ma Luca non si ferma qui nel descriverci Maria. Potremmo dire che tutto il capitolo 2 è interamente mariano. Infatti,nello stesso capitolo, l’evangelista non può farne a meno nel descrivere l’annuncio dato ai pastori della nascita di Gesù.
Essi, recatisi in fretta alla grotta trovarono: “ Maria, Giuseppe e il Bambino che giaceva nella mangiatoia”. Con tale versetto, l’Evangelista Luca, sembra quasi dipingere la prima icona della Sacra Famiglia ( non dimentichiamoci che la tradizione vuole che Luca oltre che medico era anche un bravo pittore).
Si, un dipinto eseguito su di una pagina del vangelo!
Ma c’è di più.
L’Evangelista in questo capitolo 2 non solo |
 |
ci offre un immagine, ma ci descrive in un solo versetto un sentimento straordinario di Maria che la caratterizza in tutta la sua essenza di Madre vigile, discreta ma sempre con gli “ occhi aperti” verso il suo Divin Figlio: “Maria, da parte sua, conservava tutte queste cose meditandole in cuor suo”( Lc 2,19). Meraviglioso!!!
Un cuore di madre che diventa scrigno degli avvenimenti più belli della vita di Gesù.
Lei ne diventa la custode e ne fa oggetto per la sua meditazione. Ecco che, la Parola fatta Carne, dal grembo passa al cuore.
Quello stesso cuore che il vecchio Simeone, accogliendo Gesù nel tempio insieme con Maria e Giuseppe per benedirli, ebbe a darle la dura sentenza che : “ una spada trapasserà il tuo cuore...” ( Lc 2, 35 ).
Ma sempre al capitolo 2 Luca ci riporta un altro noto avvenimento in cui Maria è presente insieme con Giuseppe: lo smarrimento e il ritrovamento di Gesù tra i dottori del Tempio.
In pochi versi Luca riesce a descriverci vari sentimenti di Maria. Ad esempio, la gioia di andare insieme come famiglia a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Proviamo ad immaginare per un attimo quei lunghi giorni di viaggio con Gesù dodicenne. Sarebbe stato bello avere la descrizione ben precisa di questo viaggio, per poter constatare gli atteggiamenti di Gesù adolescente ( età critica, diremmo noi uomini di oggi), e il modo di porsi non solo di Giuseppe, custode di Gesù, ma sopratutto quello di Maria, attenta nel custodire questo Dio fatto Figlio attraverso il suo grembo.
Una cosa è certa che Gesù, da quello che ci dice Luca: “ era loro sottomesso” ( Lc 2, 51).
Dalla gioia si passa subito all’ansia, alla preoccupazione, alla ricerca affannosa nel cercare Gesù smarrito. Quanti pensieri saranno frullati nella testa di Maria durante la ricerca! Sicuramente non vi è stato spazio per la disperazione. Essa era certa che quell’avvenimento avrebbe portato un altro messaggio da parte di Gesù.
Infatti appena trovatolo è Maria che per prima prende la parola manifestando anche il suo dolore, sentimento questo puramente umano: “ Figlio perchè hai fatto questo? Tuo padre e io addolorati ti cercavamo”.
Il resto lo sappiamo. Ma non posso tralasciare la sottolineatura che ancora una volta usa l’evangelista: “ Sua Madre conservava tutte queste cose nel suo cuore” ( Lc 2, 51 ).
Certamente tale episodio ha da dire tanto non solo ai figli di oggi, spesso “distratti” verso i loro genitori, ma anche ai genitori di oggi che facilmente si lasciano prendere dalla disperazione dinanzi ai problemi dei loro figli, sentendosi spesso incapaci.
Dopo la lettura dei vangeli sinottici, cerchiamo ora di vedere come e dove l’evangelista Giovanni ci parla di Maria nel suo vangelo. |
 |
Esso riporta solo due avvenimenti della vita di Gesù in cui è presente Maria.
Ci saremmo aspettato di più da Giovanni, visto che lo stesso Gesù gli ha consegnato sua Madre prima della sua morte in croce.
É vero. Ma i due episodi sono molto carichi di simboli.
Essi sono posti alle due estremità della missione del Cristo. Uno a Cana, dove inaugura il ministero( Gv 2,1-12 ), l’altra ai piedi della croce ( Gv 19, 25-27 ) dove si conclude la vita terrena di Gesù e comincia la nascita della Chiesa.
Maria appare dunque alle nozze di Cana.
Tale episodio si inserisce all’inizio della vita pubblica di Gesù. La bellezza di questo miracolo ( per Giovanni = segno ), ricco di innumerevoli sollecitazioni, ci lascia intravedere come Maria sia capace di “lanciare” Gesù alla sua missione pubblica e lo invia sulla strada che lo condurrà alla croce.
D’altronde, Colei che ha messo al mondo Gesù, adesso mette al mondo il Cristo!
Per chi frequenta il Santuario di Jaddico, tale racconto viene richiamato dalla meravigliosa fontana posta nell’atrio del santuario.
Giovanni è l’unico Evangelista che ci porta insieme con Maria ai piedi della croce, sul Golgota.
Essa in questa scena finale, non dice nulla. Essa assiste.
Suo Figlio la affida al discepolo come affida il discepolo a sua madre.
Tutti gli esegeti concordano nel dire che non si tratta soltanto di una sollecitudine filiale con cui Gesù assicurerebbe a Maria un appoggio materiale. Essa sta a sottolineare il legame spirituale che da quel momento sarebbe nato con la nascente Chiesa, rappresentata dallo stesso Giovanni.
Maria diventa quindi per tutto il genere umano Madre della Chiesa, di ogni membro che forma la Chiesa.
Anche questo episodio viene continuamente ricordato per chi frequenta il Santuario di Jaddico. Infatti il titolo che diamo a Maria e al Santuario, è appunto Madre della Chiesa. Quell’affidamento fatto a Giovanni è fatto all’intera Chiesa che da quel “ momento...la prese in casa sua” ( Gv 19,27 )
Siamo infatti chiamati, come Chiesa a guardare Maria, a prenderla con noi, ad affidarci e fidarci a Lei perchè nostra tenera Madre.
Sicuramente sotto la sua protezione troveremo quel rifugio indispensabile nei pericoli del nostro cammino.
Prima di concludere questa mia riflessione, mi piace vedere Maria nella vita di tutti i giorni: il “quinto Vangelo”.
Don Tonino Bello ha scritto numerose preghiere mariane raccolte in un unico volume dal titolo: “ Maria donna dei nostri giorni”.
Indico qui solo alcuni titoli che mi sembrano molto utili per un confronto con la nostra vita e per la nostra verifica spirituale, con l’impegno di trovare poi il tempo per leggerli personalmente ed utilizzarli anche per la nostra personale preghiera. Essi sono:
Maria… donna senza retorica, innamorata, accogliente, del primo passo, di parte, del primo sguardo, coraggiosa, in cammino, del silenzio, obbediente, di servizio, conviviale, compagna di viaggio....
Tutto questo ed altro è Maria. E noi?
L’augurio che ci facciamo è che anche noi, sappiamo come Maria incarnare nel nostro “grembo” la Buona Novella, custodirla nel nostro cuore per poi annunciarla sino agli estremi confini della terra. .
Proprio come Maria.
Don Stefano Rocca |
 |